Quando crollò il Campanile di San Marco la Basilica si salvò.

Correva l’anno 1902 e San Marco e Venezia non erano poi assai diverse da come le conosciamo oggi. La Basilica e il campanile erano in piedi, simili a oggi, ormai dal XII secolo, anche se con molti rimaneggiamenti e ristrutturazioni dovuti a calamità naturali (fulmini) e dolose, come gli incendi.

Sotto, un disegno di Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto con le riparazioni al campanile in seguito al fulmine del 1745:

La Basilica di San Marco, che ovviamente si trova di fronte al Campanile, avrebbe potuto finire seriamente danneggiata dal crollo, principalmente a causa delle colonne che si trovano di fronte al colosso alto 98,6 metri. La chiesa fu salvata dalla “Pietra del Bando“, una colonna larga e bassa che si evitò che le colonne venissero colpite dalle macerie.

I giornali dell’epoca gridarono al miracolo:

Prodigiosa apparve l’incolumità della Basilica“, la “Gazzetta di Venezia” parlò di una “forza divina“, “Il Gazzettino” di “un vero miracolo“. Un grosso blocco di marmo aveva infatti colpito la pietra cilindrica, sradicandola dal suolo, evitando però che le colonne retrostanti che sostengono la facciata della Basilica venissero colpite.

La Basilica era salva, ma il Campanile interamente da ricostruire. Filippo Grimani, sindaco della città, il 25 Aprile del 1903, in occasione della posa della prima pietra, pronunciò più volte la famosa frase:

Com’era, dov’era

Che divenne anche il motto per un’emissione filatelica stampata nel 1913, anno del completamento dei lavori. Il campanile assunse la forma che tutti noi oggi conosciamo, nella sostanza uguale all’originale del XII secolo, ma certamente più stabile e meno provato dagli acciacchi dei secoli.

Fonte Notizia: Vanilla Magazine